Recensione: Miley Cyrus – Younger Now

C’è una tendenza comune tra le giovani star che hanno iniziato a muovere i primi passi negli show firmati Disney.
Registrare un paio di album per teenager, fingersi puri e casti e, una volta chiusa la baracca, dare completamente i numeri.

L’abbiamo visto con Britney, Christina, i Jonas Brothers, Demi Lovato, Selena Gomez ma soprattutto con Miley Cyrus.

Can’t be tamed fu il primo tentativo di togliersi l’immagine di ragazzina simpatica acqua e sapone – Hannah Montana –  ma era ancora un timido tentativo.

Ci sono voluti twerking, lingue perennemente di fuori, amplessi simulati sul palco, canzoni e video allucinanti. Tanto e tanto fumo.

A molti duole ammetterlo, ma Bangerz fu un grande album, già solo considerando il singolo Wrecking Ball, una ballata potente con un video che è diventato subito cult.

Il successivo Miley Cyrus and Her Dead Petz, uscito solo su SoundCloud e nato dalla collaborazione con i Flaming Lips, ha portato all’estremo il percorso intrapreso con Bangerz. Fu la dimostrazione che Miley è un’artista e non la solita pedina della discografia americana.

Lei sa quel che fa e tutto questo percorso ha portato al nuovo album Younger Now.

L’operazione è semplice: avete presente Joanne di Lady Gaga? Ecco l’idea di fondo è la stessa. Prendete l’ultima Miley, toglietele tutto il trucco, le trasgressioni, le droghe e riportatela alle sue origini, ossia la musica country, di cui il padre è uno dei maggiori esponenti.

Lo dico senza troppi fronzoli, Younger Now è un gran bell’album e sicuramente ha centrato il bersaglio, molto di più di Joanne, che mi è sembrato più un esercizio di stile che mezzo per sfruttare la spontaneità di questo genere musicale.

A differenza di Lady Germanotta, Miley ha dato una chiave di lettura nuova, sia negli arrangiamenti che nella scrittura. Non rinnega il passato, come dice chiaramente nella title-track. Senza Bangerz non ci sarebbe Younger Now, ma probabilmente adesso ascolteremmo uno stucchevole disco country, denso di ballate mielose e uptempo banali.
Non ci sarebbe il meraviglioso duetto con la madrina Dolly Parton in Rainbowland o la provocante Week Without You, chiaramente ispirato al mondo di Elvis.

In totale sono undici brani, niente deluxe version con scarti riempitivi, ma un progetto unico e coeso.

In Younger Now forse mancherà un pezzone da classifica, ma non è di certo una pecca.

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