Taylor Swift – Reputation: Recensione e Audio

Reputation è il nuovo album  record di Taylor Swift, anticipato dai singoli Look What You Made Me Do e … Ready For It.

Questa volta non abbiamo dovuto aspettare mesi prima della comparsa del nuovo album di Taylor sulle piattaforme di streaming, né di una ennesima scomparsa di tutto il catalogo in massa simile alla fuga di Mariah Carey allo scorso Capodanno.

Per chi segue un minimo Taylor Swift si sa che ormai il sound country zuccheroso degli esordi è andato in pensione e ormai è una pop star a tutti gli effetti.
Non che sia un male eh, ma diciamo che in questo caso lo è.

Faccio una premessa, a me 1989 era piaciuto. L’idea per abbandonare il country e approdare al pop era geniale: fare un album con il sound ispirato all’anno in cui è nata. Al di là delle canzoni, è stata una ventata di aria fresca lontana dalle produzioni EDM super tamarre che martellavano radio e tv.

Reputation non ha nulla di innovativo: produzione perfetta, ma privo di spunti originali ed è figlio del pop mescolato all’urban che tanto va per la maggiore (ZAYN, Justin Bieber, etc…)

Il cambio di immagine è credibile fino ad un certo punto, la bad girl incazzata e sexy annunciata nel brano di apertura  …Ready for It lascia il tempo che trova, specialmente visto che tutta sta rabbia è colpa delle malelingue.

Si il gossip e il chiacchericcio sono alla base di questo disco, sin già dal primo singolo Look What You Made Me Do, continuando per la piatta End Game (salvata solo dalla presenza di Ed Sheeran) e I Did Something Bad. Insomma per una che cantava Shake It Off, ha fatto un disco fatto di pippe mentali su quello che gli altri dicono di lei.

Delicate vuole essere una ballata languida ma ti addormenta dopo trenta secondi, mentre Don’t Blame Me la porta sul mondo epic pop degli Imagine Dragons.

Nella seconda metà del disco torna la Taylor che conosciamo meglio, pezzi più melodici come Getaway Gar, King of My Heart fino ad arrivare all’adolescenziale Gorgeous (no comment sul testo).

This is Why Can’t Have Nice Things ricorda un po’ i fun. (quelli che cantavano We Are Young) ed è forse uno dei pezzi più piacevoli del disco.

Per ascoltare il migliore in assoluto bisogna arrivare alla fine: New Year’s Eve è una ballata con piano distorto che mostra il lato più intimo di Taylor, priva di tutte le maschere e i muri che ha innalzato negli ultimi anni.

È chiaro che Taylor  Swift sia una macchina da guerra del pop e per questo ci sono i pro e i contro. Il problema di reputation è l’ossessione per il gossip che emerge molte, troppe volte. Il sound o lo stile poco contano se le canzoni sono ben scritte e ispirate. Quindi per me Shake it off Taylor, Shake it off.

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