Francesca Michielin – 2640: Recensione e Audio

2640 segna il ritorno di Francesca Michielin, due anni dopo il successo di Di20are.

Partecipare ad un talent show è sempre un’arma a doppio taglio.
Può rappresentare una vetrina importante, ma non garantisce una posizione stabile.
Sopravvivere al meccanismo perverso di un talent non è roba da poco e ne conosciamo le “vittime”.
Spesso, a volte, si tende a giustificare la scarsa qualità degli album d’esordio di alcuni per via della giovane età, piuttosto che per la mancanza di talento.

Si può dire che Francesca Michielin sia un caso un po’ a parte.

Il boom del singolo di lancio  – Distratto – non è stato confermato dai numeri dell’album d’esordio – Riflessi di me – nonostante in cabina di produzione ci fosse Elisa.

Tuttavia i fortunati duetti con Fedez in Cigno Nero e Magnifico hanno dato una bella botta alla carriera di Francesca, ponendo così le basi per potere rilanciarsi con un pregevole secondo disco, Di20.

Il disco ha rappresentato una svolta sonora grazie alla produzione del prezzemolo Michele Canova, che si è tradotta nel gioiellino L’Amore Esiste. Questa canzone permette a Francesca di ritagliarsi un posto nella discografia italiana, confermata poi con la partecipazione a Sanremo e il grande successo di Nessun grado di separazione.

2640 è frutto di questi anni, sia dal punto di vista concettuale che sonoro.
Il modello di riferimento è ancora Lorde, lo si sente nel primo singolo di lancio Vulcano ed è palese nell’unico brano in inglese Lava.

Al primo ascolto si nota che il nuovo disco sia molto meno polished di Di20/Di20are.
Suona più autentico, diretto e pulito, grazie all’uso di percussioni e strumenti reali, mescolati sapientemente ai sintetizzatori.

Il brano d’apertura è fantastico: Comunicare è un inno sincero, senza fronzoli e potrebbe persino sembrare un pezzo di Jovanotti scritto per Giorgia. L’arrangiamento dei cori  – e non è un caso – ricorda proprio le ultime produzioni della star romana che da anni ormai si affida a Canova.

Il tema del viaggio è il filo conduttore di questo lavoro e ci si perde in mezzo a tutti i luoghi citati, a partire dal titolo stesso 2640, che si riferisce al livello su cui si trova Bogotà.
L’uso smodato di luoghi sembra quasi un’ espediente per facilitare la scrittura dei brani, non sempre perfetta (il termine profumo utilizzato spesso e un po’ a casaccio), ma è il tratto distintivo di un lavoro autentico e personale.

Francesca racconta il suo punto di vista di 22enne che ama le serie tv, film, la Formula 1, il calcio e alla quale non piacciono i fiori ricevuti al compleanno e la disco, ma che gioca con suoni iper-contemporanei, come la tropical house di Tropicale e africani in Tapioca.

Non teme di mostrare tutte le sue insicurezze in Io non abito al mare e Scusa se non ho gli occhi azzurri, ballate intime, crude e incredibilmente oneste.

Il pezzo che un po’ outsider della raccolta è senza dubbio E se c’era…,scritti dagli hit maker Tommaso Paradiso e Dario Faini.
Ballata quasi recitata e ben interpretata, che però non si discosta molto dalle proposte degli altri ex talent (Alessandra Amoroso ci ha costruito una carriera attorno a canzoni del genere).

Francesca ha tirato fuori un lavoro onesto, moderno, a tratti fuori dagli schemi.

In definitiva 2640 è un gran bell’album e ci ricorda che se il talento c’è l’età non conta.

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