Thegiornalisti – New York: Recensione|Audio|Video|Testo

Dopo una carrellata di singoli, finalmente il nuovo album dei Thegiornalisti sta per arrivare.

Le speranze che il disco ci riporti alle canzoni degli esordi sono vane.
Se un minimo mi ero lasciato convincere da Questa nostra stupida canzone d’amore, mi sono ricreduto e sentito offeso da Felicità Puttana.

Ora è il turno di New York, che a detta di Tommaso Paradiso, “[…]sicuramente sia a livello di testo sia a livello di musica ha lo special migliore che abbia mai scritto”.

Questo special del quale lui parla ha un sapore delle canzoni melodiche italiane di fine anni ottanta, inizio novanta.
In generale con questo pezzo i Thegiornalisti tornano a giocare con le atmosfere malinconiche, fatte di immagini e luoghi vissuti.
Manca la spontaneità degli esordi, e sebbene cerchino  di rimanere fedeli a se stessi, il brano lascia quel gusto plasticoso delle robe pre-confezionate.

Non so cosa aspettarmi da Love francamente, ma finora la pressione di accontentare il pubblico di massa si sente parecchio.

 

Testo

Giro mal la testa
Conto le stelle dell’alba piena americana
come la tua gonna, come la tua gomma
si muovo gli eserciti qui c’è voglia di scappare
per trovare un po’ di pace, dove bisogna
mi ricordi l’alba vera, mi ricordi l’alba vera
sarà un altro giorno passato nel letto
con la bottiglia dell’acqua affianco e il telefono stretto
e questo sole da New York
mi sveglia nel mattino ma non sei qui vicino
eh no
e vorrei dormire ancora un po’
mentre volano le foglie di questo autunno
che tanto poi le porto fino a Saturno, dove sei tu
oh dove sei tu
comincio la battaglia con la mente e con il corpo
ma faccio la canaglia e prendo la chitarra
che mi porta fino a cena, che mi porta fino a casa
sarà un altro giorno passato nel letto
con la bottiglia dell’acqua affianco e il telefono stretto
e questo sole da New York
mi sveglia nel mattino ma non sei qui vicino
eh no
e vorrei dormire ancora un po’
mentre volano le foglie di questo autunno
che tanto poi le porto fino a Saturno, dove sei tu
oh dove sei tu
oh dove sei tu
il profumo delle Wilson da tennis nuove
e le Superga al mare
delle docce all’aperto a Fregene
[…] che si vogliono bene
e questo sole da New York
mi sveglia nel mattino ma non sei qui vicino
eh no
e vorrei dormire ancora un po’
mentre volano le foglie di questo autunno
che tanto poi le porto fino a Saturno, dove sei tu
oh dove sei tu
oh dove sei tu
dove sei tu

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