Alessandra Amoroso – 10io: Recensione |Tracklist | Audio

A due anni dai fasti di Vivere a colori, torna Alessandra Amoroso per festeggiare i dieci anni di carriera.

Non pubblica un best of ma bensì un album di inediti, al quale hanno lavorato un numero cospicuo di autori e produttori (cosa piuttosto rara nel pop italiano).
Ti aspetteresti dunque un album variegato, pieno di spunti, idee e suoni per mettere in luce tutte le sfaccettature vocali di Alessandrina.
Invece no. Sarò impopolare, ma il risultato finale è piatto, troppo lungo e senza particolari picchi.

Partiamo dal primo singolo, La Stessa.
È una dichiarazione di intenti, Alessandra dice di fregarsene delle mode, che vuole essere così com’è, semplice, romantica, melodica, ma adesso felice e spensierata.
Si perché se Alessandra si era fatta conoscere per le sue interpretazioni drammatiche di ballate struggenti, da Vivere a colori in poi è iniziata l’operazione “leggerezza”.

Metto le virgolette perché le ballate sono sempre il suo punto di forza, ma in cabina di produzione hanno cercato di alleggerire il tutto con suoni elettronici e contemporanei.
Io, che ho amato Amore Puro, disco prodotto da Canova e Tiziano Ferro, l’ho ritenuto un gran passo indietro. Il pubblico di massa non ha ben accolto quel lavoro (ben scritto, pensato e prodotto), ma ha preferito quell’accozzaglia di cose che ha composto il suo successore.
Il tentativo era di capire se la gente avesse potuto apprezzare Alessandra con suoni più freschi e alla moda, senza allontanarsi troppo dalla comfort zone.

Comunque Andare e Sul Ciglio Senza Far Rumore erano comunque dei pezzi gradevoli, ma anni luce da Difendimi per sempre e Fuoco d’artificio.

10 (o io o boh) riprende il discorso dove lo ha lasciato, ma adesso la matrice elettronica, come scelta di suono, fa da maggiore.

Il problema fondamentale è che seppur molta gente ci abbia messo mano, le canzoni sembrano tutte uguali:
strofa che parte bassa, ritornello che spinge, controcanto sulla seconda strofa (seguono questo schema Dalla tua parte, La gente non sei tu, Declinami l’amore, Parola Chiave, … )

Alcune ballate rimandano alle prime cose, come Forza e coraggio e Parlare perdonare baciare, ma scorrono lisce come l’olio, senza infamia e senza lode.

Trova un modo è Comunque Andare 2.0, per la serie se una formula funziona, bisogna ripeterla fino allo sfinimento.

Unico pezzo che si è fatto notare in questo lunghissimo album è forse Cadere piano, ballata con bella melodia, dove l’arrangiamento elettronico non appiattisce l’intensità emotiva ma sostiene bene.

Il problema fondamentale di questo album è che troppo lungo, cosa comune alle ultime produzioni di altri artisti italiani (vedi Laura Pausini).

Non ne faccio nemmeno un problema di testi semplici, conta anche il modo in cui si raccontano le cose quotidiane (Francesca Michielin, ben più giovane, ne è un bell’esempio).

Anche pubblicizzarlo come leggero e spensierato non è corretto. Avete presente l’ultimo disco di Annalisa? Quello lo è.

Poi mettici che il timbro di Alessandra, per quanto riconoscibile e particolare, è barocco e pesante (non riesco ancora a digerire la nuova versione di Due destini con i Tiromancino) e sintetizzatori e beat non aiutano ad alleggerire, anzi fanno l’effetto opposto.

Insomma se sto disco fosse stato più asciutto in termine di arrangiamenti, meno prolisso, sarebbe stato molto più godibile.

Immagine correlata

No perché è quello che commercialmente funziona. Ne sa qualcosa Emma che per la prima volta ha fatto fatica a vendere, con uno degli album migliori usciti di quest’anno…

P.S. Quanto vorrei riascoltare Alessandra in brani soul, gospel e R&B!

spotify:album:3o79bUDuWCYStFiTxGMKUX

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