Sanremo 2019: Le Pagelle

Eccoci qui, non scrivevo sul blog da secoli, ma l’urgenza di parlare di Sanremo si sa, è tanta.
Questa nuova edizione sulla carta poteva partire bene, grazie un buon mix di artisti provenienti da mondi diversi, tradottasi però nell’ennesima delusione tutta italiana.

Tralasciamo il fatto che lavorano a ‘sta manifestazione da un mesi e la prima puntata è stata un tripudio di problemi tecnici, momenti di disagio puro dei conduttori – ma gli autori esattamente da dove li pescano? – ,  e la totale mancanza di episodi trash che ci fa rimpiangere le gaffe di Pippo Baudo, Raffaella Carrà e la farfalla di Belen.

Parliamo un attimo delle canzoni  (alle quali per l’occasione darò un massimo di 5 fiorellini 🌷 invece dei voti).

24 sono davvero troppe. La puntata è lunga, tediosa, noiosa. Non ci arrivi mai a sentirle tutte e quelle che senti le odi perché hai gli amici di Maria che ti girano a una velocità superiore di quella della luce.
Poi le riascolti su Spotify e magari cambi idea, ma alla fine un’ulteriore cernita sarebbe stata gradita.
Ultima premessa. Ora non cerchiamo di essere naive. Si sa che a Sanremo i cantanti non portano mai il loro migliore brano nel cassetto, specie negli ultimi anni.
In fondo poi mica tutti possono vincere e/o spaccare nelle classifiche, quindi meglio tenersi buono il pezzo migliore in caso di flop, tipo il disastro di Giusy Ferreri con Fatalmente Male subito sostituito in radio dal miracoloso  Partiti Adesso.

Ma andiamo nel dettaglio:

Achille Lauro –  Rolls Royce

Lui furbone, furbissimo. Amo molto Cosmo e tutto il collettivo che gli ronza attorno, per cui seguivo Achille Lauro da un po’. Finora si è sempre dimenato tra electro e trap senza mai cadere nei manierismi di nessuno dei due generi. A Sanremo evita auto-tune (meglio non fare incazzare la Heather Parisi di ‘sti tempi) e porta il brano più rock e cazzone dell’anno. Funziona, non lo sai perché, ma semplicemente ti piace e non puoi negarlo. Comunque poi tutti i giornalisti che me lo paragonano a Vita Spericolata del Blasco, esattamente, cosa si sono fumati in sala stampa?

Voto: 🌷 🌷 🌷 🌷

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte

Tesoro mio, Anna Tatangelo, chiedo solo una cosa. Perché?
Tra poco farai più Sanremo tu che Pippo Baudo, ma ancora neanche l’ombra di una canzone degna delle tue capacità vocali.
Ora, te sei liberata dall’incombenza di cantare le canzoni di Giggi, di fare figuracce su canzoni a sfondo sociale o gridare come una forsennata ad un ipotetico cornificatore di turno.
Perché tornare con l’ennesima ballata melassa a Sanremo?
Per carità non è che sia brutta, ma è figlia delle trecentomila ballate canoviane dall’arrangiamento pseudo-elettronico degli ultimi 4-5 anni.
Daje su, ma posso credere che una bella cafonata dance non sarebbe stata meglio?

Voto: 🌷 🌷

Arisa – Mi sento bene

A leggere le recensioni dei professionisti sul brano di Arisa stamattina mi è salita la Tina Cipollari che è in me.
Ma io dico, ma come si fa a dire sta minchiata delle due canzoni in una e a leggere della confusione mentale che ha creato a ‘sti poveri giornalisti?
Mi sento bene è una figata di canzone. È vero che parte Disneyana e gne gne, ma tutto ciò dura si e no fino alla prima strofa. Ma poi parte il ritmo che ti fa venire voglia di cantare e ballare con il manico della scopa mentre fai le pulizie di casa.
Questa Rosalba me piace e se non la capite, fatti vostri. Arisa sei il mio spirito guida, sempre e comunque.

Voto: 🌷 🌷 🌷 🌷 🌷

BoomDaBash – Per un milione

Eccoli, reduci dal tormentone estivo con la Bertè, i BoomDaBash puntano invece ad essere la hit radiofonica di questo Sanremo. Per carità è catchy e il ritmo di rimane in testa, ma parliamoci chiaro, può essere la colonna sonora di un villaggio turistico.
Voto: 🌷 🌷

Daniele Silvestri – Argento vivo

Siamo seri, Silvestri è quasi sempre una garanzia anche se non sai mai cosa aspettarti. A volte il bel messaggio te lo veicola con un pezzone super radio-friendly e scanzonato, a volte ti tira macigni che ti colpiscono in pancia e ti fanno sentire come la peggiore merda della storia. Ecco Argento vivo rientra nella seconda categoria.
Devo veramente riascoltarla più volte, perché non è per nulla immediata e per me questo è un fattore positivo. Poi francamente la parte Rap funziona molto di più degli esponenti amati del genere (dai quali ancora me ne tengo alla larga).

Voto: 🌷 🌷 🌷 🌷

Einar – Parole nuove

Posso capire che col nuovo meccanismo, se vincevi Sanremo Giovani, dovevi trovare un brano in quattro e quattr’otto per partecipare con i Big (anche se poi a Sanremo Giovani è pieno di ex talent forse più noti dei Big in questione).
Il fatto che il tuo EP post talent sia uscito la scorsa primavera e che non ci sia stato il tempo materiale di trovare cose decenti si sente.
Il pezzo è un ossimoro al titolo, banale come pochi, insignificante nell’interpretazione.
Un po’ mi dispiace, perché è come sparare sulla croce rossa, ma è terribile.

Voto: 🌷

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood

Vado in controtendenza e faccio il cagacazzi di turno.
Non nego che la melodia sia vetusta, antica e sanremese da fare schifo.
Il testo lo trovo però onesto, centrato, scritto bene e Nigiotti funziona meglio di altri cantautori pompati più dal proprio ego (e dalla stampa) che dal talento.
Non so come dire, amo andare a mangiare cucine fusion, esotiche, ma volete mettere la soddisfazione di una bella amatriciana fatta bene?
Ecco. Nigiotti è la mia amatriciana di questo Sanremo.

Voto: 🌷 🌷 🌷 🌷

Ex-Otago – Solo una canzone

La quota “indie” di questo Sanremo. Metto le virgolette, perché ormai in Italia se scrivi canzoni con testi a caso e le canti con intonazione stentata, sei automaticamente indie.
Va bene che ci siano loro, funziona nel suo genere e porta quella fetta di italiani finti hipster che ascoltano Calcutta.

Voto: 🌷 🌷 🌷

Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta

Lui dichiara di essere felice e non felicissimo di partecipare a Sanremo. Consapevole di essere lì solo perché il disco non ha sfondato come aveva sperato. Lei ha bisogno di confermarsi in qualche modo.
Per carità se hai meno della metà dei miei anni funziona. Il ritornello è quello che ti entra in testa già al primo ascolto. Vi dirò, non il peggiore.

Voto: 🌷 🌷 🌷

Francesco Renga – Aspetto che torni

Una sola parola: Delusione.
Faccio partire una petizione. Basta con la solita canzone con il recital-cantato sulla strofa e controcanto sul ritornello. Hanno rotto. Una cosa hai di buono Renga, la voce. Vuoi trovarti una canzone figa con cui la usi appieno?
Per carità il testo non è male, ma purtroppo il tutto sa veramente di stra-sentito.

Voto: 🌷 🌷

Ghemon – Rose viola

Ancora una volta, vado in contro la corrente. La base – della versione in studio – la trovo veramente figa. Solo quella però. Abbiamo capito, Ghemon è uno di quelli che sa fare il suo mestiere, ma il testo e la melodia cosa hanno esattamente di così speciale?
Fa il suo, ma non mi pare sta bomba, ecco.

Voto: 🌷 🌷 🌷

Il Volo – Musica che resta

Purtroppo a volte si prova antipatia a prescindere verso qualcuno e con me succede proprio con Il Volo. Si sono bravi, si sono tra i pochi che hanno cantato bene. Purtroppo ‘sta roba nazional popolare accompagnata dai loro sguardi languidi da pornodivi degli anni ottanta non mi piglia. Le sciure di casa nostra li ameranno e va bene così.

Voto: 🌷 🌷

Irama – La ragazza con il cuore di latta

Ho dovuto ascoltarla un po’ di volte, non perché incuriosito per capirla meglio, ma perché continuavo a distrarmi dieci secondi dopo che la facessi partire.
Siamo in un’epoca di reboot, tra Streghe, Roswell e i film della Disney in live action. Vuoi che non ci sia una nuova Mary dei Gemelli Diversi?
Vogliamo menarcela sul fatto che sia una canzone sul sociale, ma non c’è sostanza e cade nel banale.
Voto: 🌷 🌷

Loredana Bertè – Cosa ti aspetti da me

Una canzone può avere un testo iper poetico, arrangiamento e musica complessissime ed essere dei gioielli in assoluto (non ce ne stanno in questa edizione sia chiaro). Tuttavia se un testo semplice è unito a una bella melodia e ad un talento innato, non c’è argomento che tenga. Spacca. Loredana per me è la vincitrice assoluta di questa edizione. Non aggiungo altro.

Voto: 🌷 🌷 🌷 🌷 🌷

Mahmood – Soldi

Cercare di essere Drake in salsa italiana. Funziona più di altre cose ma non grido al miracolo come fanno tutti.
Bella base ma la sua voce me infastidisce un pochino.
Voto: 🌷 🌷 🌷

Motta – Dov’è l’Italia

L’incoerenza italiana si vede nella reazione a questo brano.
Premetto che Motta mi piace. Sono andato a vederlo in concerto e mi ha sorpreso. Pazzesco, uno di quelli che trasuda musica e arte quando gli stai attorno. Un po’ troppo cantante maledetto per i miei gusti, ma se lo può permettere.
Ma se c’è una cosa che mi fa incazzare più di tutti è quando quello bravo fa il compitino perché tanto sa di fare meglio degli altri.
Abbiamo coglionato per mesi Pupo e il Principe Filiberto e ora noi ci emozioniamo con le stesse tre parole che schifavamo anni fa (“Italia amore mio” per intenderci)?
Si il contesto è diverso, semmai ci fosse il bisogno di sottolinearlo. Ma da uno che vince il premio Tenco, non ti aspetti un testo meno meh?

Voto: 🌷 🌷

Negrita – I ragazzi stanno bene

Per me la cosa più anonima di quest’anno. Uguale a tutto quello che hanno fatto finora e non resta particolarmente in testa.

Voto: 🌷 🌷

Nek – Mi farò trovare pronto

Per chi segue Nek, non avrà fatto fatica a capire che negli anni lui se beccava la cosa che funzionava, te la ripeteva fino allo sfinimento. È successo che ci siamo sorbiti una serie di Laura non c’è, una serie di Sei solo tu e adesso siamo nella fase della copia carbone di Fatti avanti amore. Lasciamo perdere che il ritornello non è incisivo come sarebbe dovuto essere, ma nessuno ha da ridire sull’arrangiamento?
Nek sarai ancora figo e probabilmente spaccherà in radio, ma mi stai diventando troppo l’uomo di mezza età che si iscrive su Instagram e cerca di fare il “cciovane”. Dai è ora di andare oltre.

Voto: 🌷 🌷

Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce

Non amo né il Rap né la musica partenopea. Il mix tra i due non mi piace e la performance della prima serata è stata un disastro. Non so cos’altro dire.

Voto: 🌷 🌷

Paola Turci – L’ultimo ostacolo

Lei è la quintessenza della figaggine. La canzone non spacca come l’ultimo Sanremo, ma è solida e si fa ascoltare. Brava.

Voto: 🌷 🌷 🌷 🌷

Patty Pravo – Briga con Un po’ come la vita

L’altra operazione che unisce cantante di epoca lontana con rapper in cerca di fortuna.
Lei è un monumento della musica italiana, in tutti i sensi. Lui neanche particolarmente talentuoso. Nella versione dal vivo non ci avevo capito una mazza, da studio suona come altre milioni di canzoni italiane degli ultimi tempi, leggermente più elevata dalla presenza e personalità di Patty Pravo.

Voto: 🌷 🌷

Simone Cristicchi – Abbi cura di me

Cristicchi è sempre un po’ fuori dal coro. Questo brano praticamente recitato con base orchestrale ricorda leggermente il Gazzè dello scorso anno.
Si perde tra tutti i brani, ma non è di certo una brutta canzone.

Voto: 🌷 🌷 🌷

Ultimo – I tuoi particolari

Va beh vince lui, se sa. O se non vince perché gliela stiamo tirando, sarà quello che vincerà con le vendite. Ha bisogno della consacrazione e questa è l’occasione.
Gioca sicuro con una versione più sanremese possibile di se stesso.
Non lo trovo particolarmente originale come tutti sostengono, anzi.
In fondo è una versione aggiornata di Tiziano Ferro.

Voto: 🌷 🌷 🌷

The Zen Circus – L’amore è una dittatura

Lo ammetto, il disagio che mi ha provocato il programma in sé ha influenzato la mia prima impressione.
Mi hanno messo una certa ansia, tra testo, ritmo e mancanza di ritornello (con la minaccia che poteva seguire Baglioni e l’ennesimo medley di sue canzoni).
Riascoltandola trovo che la canzone sia la migliore in termine di scrittura e contenuto. Da loro non ti aspetti di certo una hit da radio né tantomeno un brano da gridare a squarciagola ai concerti.

Voto: 🌷 🌷 🌷 🌷

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